menu x

VITA MORTE ORACOLI Le stanze del Bus

“Benvenuti nella casa del Bus… qui si ride alla morte...”

15 spettatori esplorano un vecchio bus e scoprono gli spiriti che lo abitano. Ogni personaggio ha una storia e un proprio numero: musica, illusionismo, tarocchi e teatro di figura si succedono in una dimensione di vicinanza e di immersione totale, simile a una casa stregata. Il carrozzone post-moderno dilata lo spazio che lo ospita in un’atmosfera da luna park d’inizio secolo. Una giostra teatrale che rievoca l’esuberanza e la nostalgica bellezza del varietà e del circo.

Accompagnati da una sorta di Caronte dei luna park, padrone di casa o maggiordomo, o spirito della casa, gli spettatori, si ritrovano in uno spettacolo che li trasforma in ospiti di una vecchia casa/teatro, di cui a poco a poco scoprono le stanze e gli spiriti che la abitano. C’è una specie di camera mortuaria, la cucina che accoglie gli ospiti-spettatori, un angolo di salotto ricettacolo di bottiglie di ogni tipo, la stanza armadio custode di ricordi, la stanza da letto divinatoria, e una sorta di waiting room. In ogni stanza vive un personaggio che ci presenta una microstoria con un vero e proprio numero. Come nel libro di “Alice del paese delle meraviglie”, in questa casa deformata tutto è troppo piccolo e nello stesso tempo grande poiché negli spazi angusti ogni dettaglio diventa enorme, visibile, significante.

Si compie così un viaggio per pochi intimi fra le reliquie di un amore perduto, le illusioni di un prestigiatore ubriaco, letture di tarocchi che suonano come parole del destino per l’ospite prescelto e una continua beffarda ed ironica presenza della morte; che si incarna, oltre che nei toni noir di tutti i personaggi, in Mariù il più vecchio abitante della casa. Una “capuzella” che pare arrivata direttamente dal cimitero delle Fontanelle e che ci accompagna in giro per la casa, fianco a fianco del nostro “Caronte” suo ex marito. Ed effettivamente tutto è buio, misterioso, quasi lugubre, ma anche quest’aspetto, si inserisce, così come la dimensione del “numero” visivo, della  magia, nella prospettiva del gioco, di un viaggio a ritroso verso l’infanzia. Nell'ottica di quando da bambini ci si avventurava in luoghi misteriosi con quella strana speranza e al tempo stesso paura, di provare il batticuore dello spavento; sottraendosi giusto in tempo, un attimo prima che questo diventi insopportabile. Il bambino, più di tutti “ha il gusto dello spavento (…), da bambini si scendeva nella cantina buia perché? Per spaventarsi, non per altro, per sfidare la propria paura e spaventarsi, non tanto per meravigliarsi (…) ma proprio per spaventarsi, per sfidare se stessi e scoprire questo sentimento.” (C. Bene e E. De Filippo durante la conferenza del 1984 presso l’università La Sapienza di Roma). Da grandi poi la vita stessa potrebbe essere il grande “spavento” che ci attira e ci respinge al tempo stesso, con le sue illusioni disattese, gli amori perduti, il possibile abbrutimento, l’infelicità dietro l’angolo, la ricerca di un segno che ci possa presagire un domani luminoso.

Lo spettacolo mescola il linguaggio del teatro con l'illusionismo, la musica dal vivo, il teatro di figura, la suggestione divinatoria dei tarocchi (interpretazione jodorowskiana), incastonandolo nella più classica tradizione delle attrazioni di strada. Cerca nel suo impianto scenico la vicinanza massima tra attore e spettatore, letteralmente immersi non appena si varca la soglia di questo strano teatro, in un mondo altro, in una dimensione di environment totale simile a quella delle case stregate o delle attrazioni dei vecchi luna park di inizio secolo, e sin dall'arrivo di questo carrozzone post-moderno nella piazza, la città si trasforma, la realtà, il luogo fisico che lo ospita si deforma, un posto quotidiano diventa luogo stra-ordinario. In BUS’ ROOMS, vita morte e oracoli  la cupezza e il gioco, la leggerezza e l’amarezza, l’allegria e la miseria, la poesia e l’ “intrattenimento” trovano, o provano a trovare, un territorio in cui convivere.

La casa come luogo della massima intimità. Il teatro come luogo di massima condivisione e accoglienza dell’umanità. Spesso in questi anni al nostro teatro viaggiante è capitato letteralmente di esserlo, un luogo di condivisione e aggregazione “fuori dalla storia”, una zona franca che le persone delle comunità dei luoghi attraversati, hanno cercato di incontrare e di vivere ben al di là del momento spettacolare. Ed è così che prima, durante e dopo gli spettacoli, il teatro si è trasformato in casa aperta e poi ancora in teatro, e noi (la compagnia) in una famiglia di ventura. Un’esperienza in cui ricucire la distanza fra realtà e messa in scena, fra vita e arte.

CREDITS

VITA MORTE ORACOLI le stanze del Bus

Compagnia: Bus Theater
Da un’idea di: Ilaria Cecere e Alessio Ferraro
Produzione: Roberta Ferraro-Alessio Ferrara Ilaria Cecere
Con: Ilaria Cecere, Eva Di Jorio, Alessio Ferrara, Roberta Ferraro, Francesca Masucci, Yuri Parascandolo, Pilar Penalosa, Luigi Tornincasa.
Regia: Ilaria Cecere.

DURATA 40 MIN
Numero spettatori: max 15 a replica
Adatto a bambini dagli 8 anni in su ed adulti